Anche stasera mi ritorna il tuo

ANCHE STASERA MI RITORNA IL TUO

Anche stasera mi ritorna il tuo
urlo nella memoria, antico,
madre.

Per astrazione o rinverdendo l’eco
di compunti racconti di comari
di quel giorno ventoso di febbraio
in cui venni alla luce non da tutti
attesa, ma trovata. Come a caso.

E tu, sconvolta dal delirio di
mio padre, il nostro uomo che gettò
la mia apparizione fra i rifiuti
e mi volse le spalle, consacrasti
la recente tua piuma dilaniata
ai margini di un sogno violentato.

Eppure hai proceduto fra le pietre
e il sangue. Ed hai puntato tutto il poco
che possedevi miserevolmente
per un pane sfornato tempo addietro.

Mite, elemosinando in un sorriso
operoso calendule di carta,
come una rosa, giovane ma forte,
hai voluto tuffarti con timore
in una ruga di una roccia senza
mai domandare nulla. Silenziosa.

Anche stasera mi ritrova il tuo
grido angosciato ma felice, madre.

E ti rivedo ferma nella tua
fabulazione silenziosa, fatta
solo di gesti, certamente in attesa di un Godot tuo personale.

Scossa da un lungo tremito, le spalle
inargentate dalla luna: tu,
ultima traccia, ultimo bagliore
di una stella splendente assai lontana
che sempre ancora illumina i miei passi
cedevoli e sperduti. Claudicanti.

Mentre in ginocchio conduco i miei giorni
spigolando poesie, dolci farfalle
fra i miei ricordi timidi e mi chiedo
perché nel tempo la felicità
gela, seppur compunta, le sottili
pagine dei tuoi anni e dei miei giorni
ancora senza volto. Orfani amari
di sentimenti. Senza storia. Senza
te che da tanto tempo sei passata.

Rosanna Di Iorio

 

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