Sez. Poesia – Prima .PHI 2019

MIO SOLE

Averti avuto con noi,

anche solo il tempo breve dei giorni di passo,

è stato dono, sigillo d’amore

a parole scritte su frammenti d’immenso.

Ma ora feroce la stagione dell’assenza

ha chiuso il cielo sopra di noi

e sei diventato nuvola dispersa nel vento,

oblio di stelle in deriva d’universo.

Affranti i nostri occhi che mai s’accenderanno del tuo sorriso

né godranno la bellezza dei tuoi tratti delicati.

E la tua voce non riempirà il silenzio

della casa, triste dimora di giorni che non saranno.

Il dolore si è fatto mare scuro che ci trascina lontano.

Non conosce pietà il cielo a dividerti da noi,

crudele pegno per un’illusione di felicità.

Un fiore già dischiuso,

un inganno di sole nel freddo cuore dell’inverno

e un oscuro presagio di neve.

Germoglio di una primavera mai sbocciata,

giovane albero esile come un giunco

le tue radici di cielo affondano nell’anima.

Ti abbiamo salutato senza dirti addio

mentre un vento strano sfiorava la croce

illuminata da un raggio di sole nella dimora delle ombre.

Strazio è la notte e i sogni in cui ti cerco

e non conforta la memoria

per una storia mai scritta sulle pagine della vita.

Il mare nelle mie sere sparge voci fra le onde

ad accarezzare il mistero ora che rallenta il passo.

La gioia era una stanza chiusa,

nella casa abitava il dolore.

Mio sole, prego Dio

perché tu possa essere ancora nostro…

Rita Muscardin


MOTIVAZIONE

I versi hanno la struggente consistenza della visione di “quell’albero a cui tendevi la pargoletta mano”e il dolore della perdita si fa poetica visione che fuoriesce dall’animo dolorosamente preso nelle spire del ricordo che culla la consapevolezza di ciò che è andato perduto. Un cielo dimenticato si staglia sull’abbraccio doloroso al bimbo perduto, sottratto da un destino avaro all’abbraccio dei suoi cari, un destino che, anzitempo, ha spento una esistenza condannandone altre ad una dolorosa sospensione. Lo strazio, il dolore, son tangibile espressione di quel che s’agita nell’animo di genitori violati nella loro intimità fatta d’amore per la vita germogliata e che una mano tragica ha strappato via, lasciando un vuoto incolmabile, una lacerazione che getta tutto nel grigio e che l’oblio tinge di disperata consapevolezza che tutto è perduto. Sul finale, tuttavia si affaccia la fede, che in una lieve, triste ma sentita preghiera chiede che si possa avere di nuovo lo spazio di un abbraccio, un ritorno di primaverile proserpina, prima che il gelo dell’inverno della morte tutto richiuda, ma quella preghiera, quella fede cerca la speranza che non tutto sia perduto, che il cielo si riapra e si abbia una nuova esistenza insieme, in una dimensione di eternità che torni ad essere felice condivisione dei cuori 

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