Sez. Racconti – Secondo .PHI19

STELLA

di Patrizia Lo Bue

Questo racconto è la rielaborazione di una storia vera,avvenuta nel periodo storico in cui incombe la seconda guerra mondiale. Una fase tragica, in cui i sentimenti personali e le storie d’amore non contavano e spesso finivano in tragedie. Ammirevoli quelle figure che nel buio del momento e al limite di ogni sopportazione riuscivano a reagire ed a lottare per la loro vita. Stella è una giovane ragazza che vive e lavora nella tenuta di campagna di un ricco signore. Fatica tutto il giorno senza mai lamentarsi e aiuta in quello che può sua madre, vedova da molto tempo. Incontra Sergio, il figlio del proprietario ed è subito amore, ma il sentimento nascente non sfugge all’ira del padre, che fa di tutto per allontanare i due. Invia allora suo figlio come volontario militare e in una operazione di guerra muore sul colpo. Stella, rimasta nel frattempo anche orfana,vive sentimenti di odio e di rancore, fin quanto la madre del suo amato, la invita ad andare a vivere e a lavorare in Argentina.  Sarà una sorpresa per Stella, vedersi  raggiungere da lei alla stazione, decisa ormai a lasciare il marito nella sua colpa e nella sua solitudine.

Aveva sedici anni e sembrava ancora una bambina. Si chiamava Stella, aveva il corpo acerbo, due grandi occhi azzurri che spiccavano nel volto dalla carnagione olivastra. I lunghi capelli neri, li teneva legati in un’unica treccia che le scivolava pesante sulla schiena. Malgrado fosse esile, possedeva una gran forza fisica che le permetteva di affrontare il faticoso lavoro che ogni giorno con la madre doveva affrontare nei campi del feudo della famiglia Lanciano. Il proprietario Carlo Lanciano era un uomo autoritario e accumulava la ricchezza  che quelle terre davano con lo sfruttamento e la fatica dei suoi contadini. In quell’angolo di Sicilia, quel grande latifondo produceva vino, olio e anche grandi quantità di arance e limoni. Era la ricchezza di una famiglia che metteva sull’altro piatto della bilancia,  la grande povertà dei suoi operai, che con le loro famiglie vivevano in freddi casolari ai margini  della campagna.

Un giorno i grandi occhi di Stella si incontrarono con quelli di Sergio, figlio del proprietario ed erede di tutto, e fu amore. Un amore puro e vero, ma impossibile. Sergio studiava con impegno e sognava di diventare ingegnere, volontà che il padre, orgoglioso di lui, assecondava. Ma quell’amore che nasceva, metteva tutto e tutti in discussione ed entrambi vivevano in una dimensione di sogno in cui si rifugiavano. Costruivano un castello pieno di speranze e di attese, ma lontano dalla realtà.

Stella capiva che il loro amore non sarebbe andato avanti, poiché la differenza sociale era enorme  e  si confrontava mentalmente con  Isabella, la signora Lanciano che, vestita sempre elegantemente, usciva con la vettura guidata dall’autista in divisa. Invece  la sua schiena era spaccata dal lavoro che  svolgeva sotto il sole cocente d’estate e nel turbine del vento  e del freddo in inverno. Le sue piccole mani erano piene di calli e ferite e anche fra le quattro mura domestiche il lavoro non cessava. Si doveva pulire, cucinare, fare il pane, si doveva aver cura degli animali, che lei amava tantissimo. Quell’amore per Sergio la sconvolgeva, le dava gioia e paura, ma Sergio la rassicurava che doveva aver fiducia in lui e che  tutto sarebbe andato bene.

Il padre seppe uccidere implacabilmente tutti i loro sogni, indignato per quel grande sbaglio che il figlio aveva commesso. Poteva accettare che Stella fosse un’avventura, ma non un amore importante e si accaniva contro di loro in tutti i modi possibili, ma finiva per venire a sapere che, malgrado i divieti e le imposizioni, i due si incontravano lo stesso. Divenne egoista, dispotico e crudele, coinvolgendo anche la moglie e accusandola di aver la colpa di tutto. Causava sofferenza a tutti, in una atmosfera di continua tensione e di rancore.

Guardava dalla finestra dello studio, la grande distesa pianeggiante di alberi di arance che già prossime alla maturazione, spiccavano con il colore  arancione nel verde del fogliame  o il colore giallo dove maturavano limoni e cedri.


MOTIVAZIONE

Un uomo incapace di amare costruisce scientemente l’infelicità altrui e la sua. Non c’è riscatto per lui in questo racconto nel quale, nonostante si parli di un grande amore, i toni sono quelli grigi e freddi di un inverno che gela le gemme sugli alberi e impedisce il loro sbocciare così come il farsi della felicità che ai giovani dovrebbe appartenere. Lo stile narrativo alterna opportunamente racconto e discorso diretto permettendo la fruizione di un testo la cui lettura si presenta scorrevole e perciò gradevole.

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