muscardin emilianiVITTORIO EMILIANI, RITRATTO DI UN GIORNALISTA RIVOLUZIONARIO

di Rita Muscardin

Difficile parlare con obiettività di qualcuno che non si conosce se non attraverso le pagine dei giornali, i suoi scritti e articoli on line che lo riguardano tenendo conto di tutti i rischi che le valutazioni altrui comportano. Insomma il timore è quello di andare fuori tema, di non comprendere affatto il personaggio e scivolare in considerazioni banali o prive della minima corrispondenza con la realtà. Mi siano concessi i benefici della buona volontà e dell’onestà con i quali mi accingo a scrivere questo pezzo che chiamare articolo forse è presunzione.

Non mi occuperò della sua biografia (a partire dalla data di nascita) molto ricca di avvenimenti, di tappe fondamentali, di riconoscimenti: ciò che mi ha colpita e che credo sia giusto porre in evidenza è quell’aspetto che mi ha suggerito il titolo del mio contributo, il fatto di percepire in Vittorio Emiliani qualcosa che a buon diritto lo colloca nell’olimpo dei protagonisti della carta stampata con un ruolo e un’attitudine che ha saputo costruire nella sua lunga carriera. Vittorio Emiliani si può a pieno titolo considerare un giornalista rivoluzionario nella quotidianità della sua intensa e molteplice attività. Senza dubbio si tratta di un personaggio poliedrico, giornalista per vocazione, autore di numerose pubblicazioni, politico, membro del cda Rai con “sconfinamenti” in altri settori, primo fra tutti quello della Cultura con la maiuscola appunto, perché il suo impegno appassionato e rigoroso alla presidenza del Comitato per la Bellezza, ne è testimonianza autorevole e autentica.

Dei suoi libri un titolo in particolare ha attirato la mia attenzione “Orfani e Bastardi” e così sono andata in libreria per acquistarlo. Devo dire che è stato un buon investimento, la narrazione si sviluppa attorno alle vicende del quotidiano “Il Giorno” dove Emiliani era entrato poco più che ragazzo.

Il periodo che l’autore analizza va dal 1956 (anno della sua fondazione ad opera di Enrico Mattei) al 1972, sono gli anni d’oro, la primavera di questa testata che indubbiamente è stata il quotidiano più innovativo e d’avanguardia, quello con una marcia in più, forse anche due o tre rispetto agli altri giornali. Vittorio Emiliani racconta e si racconta con passione, rivelando anche una vena di nostalgia sottile, ma profonda per quello che indubbiamente è stato, professionalmente parlando, il suo primo amore, mai dimenticato, nemmeno dopo anni difficili di tensioni, incomprensioni e disillusioni.

Il quotidiano nasce per volontà di Enrico Mattei e l’editore non era un privato, ma un ente di Stato, l’Eni. “Il Giorno” era un giornale “pubblico” che ha visto il suo esordio il 21 aprile del 1956, proprio nella Milano degli affari e dei grandi imprenditori: era un giornale nuovo e rivoluzionario, nella forma e nella sostanza. La grafica richiamava quella inglese, i contenuti erano vivaci, assolutamente non conformisti, non allineati in alcun modo con la politica centrista, i commenti chiari, puntuali, pur essendo nato nel capoluogo lombardo aveva un respiro ampio, nazionale e anche internazionale. Vittorio Emiliani quando uscì la nuova testata era studente universitario di Giurisprudenza, ma da sempre con l’idea di fare il giornalista: all’università in quei giorni di fine aprile non si faceva altro che parlare del nuovo quotidiano, così innovativo, ricco di fermenti e, come lo stesso Emiliani dichiara nel libro, la nascita de “Il Giorno” lo convinse ancora di più del mestiere che aveva intenzione di intraprendere,, il giornalista. C’è sempre un incontro nella vita, una persona, un luogo, un episodio che ci portano a delle scelte che si riveleranno fondamentali, che ci conducono a percorrere una strada piuttosto che un’altra: per Emiliani la nascita del nuovo quotidiano coincise con una precisa assunzione di consapevolezza di quello che avrebbe voluto fare da grande.

Nel libro l’autore racconta la storia de “Il Giorno” come se parlasse di una sua creatura, non vengono riportati semplicemente i fatti, la cronologia, ma si avverte l’emozione, quasi la devozione e quel senso di profondo rispetto, di voler proteggere qualcosa di speciale, prezioso, unico. E questo la dice lunga sul “personaggio” Vittorio Emiliani e mi conforta nell’aver scelto il libro “Orfani e Bastardi” per tentare di formulare alcune considerazioni che abbiano un valore, un minimo di attinenza con l’uomo e il giornalista. Insomma se non scriverò grosse sciocchezze credo che lo dovrò solo alle riflessioni maturate dopo aver preso tra le mani uno dei libri che più lo rappresentano e lo caratterizzano.

Ritorno ancora brevemente su alcuni passaggi fondamentali del testo che aiutano a comprendere tre storie: quella del nuovo quotidiano, quella parallela dell’Italia di quegli anni e quella professionale e un poco anche umana di Vittorio Emiliani.

La Milano di quel periodo era una città in fermento sotto molteplici punti di vista e quello culturale era senz’altro uno dei più vivaci, c’era lo spazio per l’innovazione e “Il Giorno” seppe conquistarselo a pieno titolo. Il fatto più sensazionale della nascente testata era la linea di spartiacque che rappresentava, la sfida al grigiore e all’appiattimento della stampa quasi tutta perfettamente adeguata e intonata ai cori dei palazzi della politica.

Il periodo compreso dal 1956 al 1972 è la grande stagione de “Il Giorno”, una redazione formata da elementi straordinari, l’anima del grande Mattei come propulsore, elemento catalizzante di azioni e reazioni incredibili, una grande fucina, un laboratorio di idee e di opinioni libere da qualunque condizionamento. La morte di Enrico Mattei il 27 ottobre 1962 è un fulmine a ciel sereno, un primo doloroso e profondo strappo in quella squadra straordinaria. Tutto diventa più complicato, ma “Il Giorno” è ancora vivo e forte, c’è e lo fa sentire e questo soprattutto grazie alla qualità eccellente di giornalisti e collaboratori che il giornale aveva raccolto. Con la direzione politica di Italo Pietra, si riesce a scongiurare il pericolo che il quotidiano venga snaturato e costretto ad ossequiare la classe politica dirigente. In quegli anni “Il Giorno”, fino alla svolta a destra del 1972, si presenta come il giornale progressista che rifiuta e denuncia deviazioni dei servizi segreti, che non accetta di allinearsi al centrismo dei partiti di governo impegnandosi in una prospettiva antifascista, costituzionalista e garantista. L’epopea straordinaria di questa testata viene interrotta drasticamente e definitivamente nel 1972 dopo il voto a destra che vede la nascita del governo Andreotti-Malagodi. Con la nomina alla direzione de “Il Giorno” di Gaetano Afeltra inizia un’altra storia e l’inesorabile declino di un giornale d’avanguardia e di innovazione. La redazione con Vittorio Emiliani e gli altri straordinari componenti di quella squadra, continuerà ad opporsi strenuamente per custodire le caratteristiche per le quali il quotidiano aveva ottenuto grande riscontro e consenso tra i lettori, ma troverà un muro insormontabile nella nuova direzione che aveva preso le redini del giornale e ne determinava irrimediabilmente le sorti. Per comprendere il cambiamento profondo nelle linee guida della testata basti considerare che nel mirino della destra non è più “Il Giorno”, ma il “Corriere della Sera” che con la direzione di Piero Ottone ha compiuto una profonda evoluzione in senso innovativo e anche “Il Messaggero” che riesce a cogliere e interpretare le istanze laiche, radicali e progressiste degli anni settanta. Quello che ne “Il Giorno” era accaduto dalla sua fondazione fino al 1972, ora si manifesta nelle redazioni di quei giornali.

Il titolo del libro di Emiliani, “Orfani e Bastardi” è assolutamente perfetto per raccontare le vicende di quel giornale e comprendere le straordinarie evoluzioni e innovazioni così come le insanabili ferite che lentamente lo hanno portato all’agonia e alla perdita totale della propria identità. Ma a me personalmente questo testo è servito per entrare nel ruolo, per comprendere il personaggio Vittorio Emiliani ed è stato un bel scoprire… Ho apprezzato la schiettezza e la passione, la sincerità e la puntualità con le quali racconta le vicende de “Il Giorno” che, inevitabilmente, si intrecciano alle sue professionali e umane. C’è un grande affetto che lega Vittorio Emiliani al giornale che nel quindicennio 1956-1972 ha rappresentato, nel panorama della stampa italiana, il quotidiano d’avanguardia, quello più innovativo e anticonformista, caratteristiche che si manifestano nella personalità di Emiliani. “Il Giorno” nella sua veste assolutamente innovativa, nella sua attitudine riformista e progressista, nel suo essere non allineato, esercita un’attrazione irresistibile su Emiliani che rimane affascinato e, da giovane studente universitario, si determina in lui la consapevolezza di quello che vuole fare, il giornalista. E per Emiliani c’è un solo modo possibile, una sola voce forte e viva da far sentire in mezzo al coro che canta in playback.

Nelle pagine si avverte l’entusiasmo di Vittorio Emiliani per gli anni migliori del quotidiano, la consapevolezza di aver collaborato alla realizzazione di quella che da molti veniva considerata un’autentica università del giornalismo tanto che da quella redazione vennero fuori i direttori di grandi giornali o di importanti testate televisive. Dopo la svolta a destra e le conseguenze che questa determinò sulle linee guida della testata, si avverte la sofferenza e l’amarezza per le sorti del giornale, per il suo inesorabile tramonto, la consapevolezza che un’epoca straordinaria e luminosa sia terminata per sempre. “Orfani e Bastardi”, orfani in seguito alla morte di Mattei e bastardi per indicare la decadenza del giornale sul piano della purezza, dell’integrità e della sua efficacia culturale. E Vittorio Emiliani con questa nuova condizione non aveva nulla da condividere.

Come accennavo all’inizio, Emiliani è personaggio poliedrico, ma in qualsiasi avventura si trovi coinvolto impiega la stessa passione, dedizione e integrità. Basti leggere alcuni dei suoi accorati appelli come Presidente del Comitato per la Bellezza a riguardo di situazioni e problematiche legate alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale del nostro Paese.

È stato un percorso interessante quello che mi ha condotta sulle orme di Vittorio Emiliani, una finestra aperta su pagine della storia del nostro paese che non ho vissuto né posso ricordare, ma che grazie a contributi come il suo mi risultano più chiare nelle loro origini e nelle dinamiche più profonde.

Grazie perciò al giornalista, ma soprattutto all’uomo che della sua integrità e onestà intellettuale ne ha fatto punti di riferimento fondamentali per orientarsi nelle scelte personali e professionali rendendosi autentico e credibile. Sarebbe bello anche oggi ritrovare giornalisti animati dalla stessa passione e dedizione di Vittorio Emiliani e di quelli che con lui diedero vita alla straordinaria redazione de “Il Giorno” sotto la guida di un uomo come Enrico Mattei, un grande uomo, una grande squadra!

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