Sezione POesia – PH 2015

Sezione poesia

Primo classificato

 

PREDAPPIO ALTA

di Sergio Tombari

 

Brucia la sabbia

il sole roventa.

Dopo una corsa

una fuga

un sottrarsi alla vampa

un respiro di sosta:

la lontananza.

 

Rocce argentine del mio paese, paese, paese . . .

La gente

parole parole

un vento di sole

un grido di gioia

un bimbo che dorme

la corsa d’un cane,

la fontana

la piazza

la passeggiata di sera

la donna d’amore

la pace nel cuore

un profilo di cielo

un sospiro . . .

 

Ogni giorno un canto,

un pianto.

Laggiù il camposanto.

 

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Sezione poesia

Secondo classificato

 

GLI INGANNI DELLE MAREE

di Rita Muscardin

E trema ancora la vita nel riflesso dei giorni

abbandonati agli inganni delle maree.

Il volo di un gabbiano sopra la solitudine marina

e gli uomini che nelle vene ormai hanno solo il mare.

Tristi infiniti senza bagliori di stelle

e trame di inutili ricordi ad aggrovigliare il cuore.

È un inganno morire in un giorno di sole,

il volto sprofondato su un guanciale di sabbia

e un lenzuolo di onde a coprire

poveri corpi naufragati su rive senza approdi.

Giacciono in bare di acqua e di sale,

arresi al gelido abbraccio delle correnti

e intrecciati a fili d’alghe

emergono in pallide ombre dal mare scuro.

Negli occhi ancora quell’onda di marea lunga e nera

e le mani di neve trafitte da un raggio di sole.

Non migra il cuore e le radici affondano

nelle dune del deserto dove il cielo dei tramonti

è ubriaco di colori.

Ma non ci sono promesse di ritorni alla deriva

sul mare senza strade dove affondano le speranze.

Il vento raccoglie gemiti e preghiere

mentre cadono uno a uno nell’abisso.

Si è consumata l’illusione che spingeva al viaggio,

ormai rimangono solo parole ricamate su pagine di sabbia.

E adesso che s’abbassa la sera

vagano nel buio a cercare porti stellati in cieli di naufragi.

Hanno il freddo del mare sulle ossa

e un cuore di vento che sanguina nel petto.

 

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Sezione poesia

Seconda classificata

 

Anelito

di Daniela Basti

I panni stesi

s’agitano inquieti;

li solletica il vento

s’arruffano, litigano

scombinano i colori,

poi si chetano

ma sempre,

ansiosi, attendono

di lanciarsi liberi,

in alto, oltre il cielo.

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Sezione Poesia

terza classificata

 

PASUBIO

di Antonio Damiano

1915-18: per non scordare.

Eravamo ombre tra le ombre della sera,

Morti già da tempo prima di morire,

Consunti dagli stenti, dal gelo

Che pungeva più crudo delle spine.

Una trincea di tanfo e di fango

Nell’urlo senza tempo di ghiaccio e di vento

E vicino, sugli occhi, un delirio di stelle,

Che invitava a sognare, a fuggire cercando

Orizzonti lontani.

Nulla più rimane del tempo della vita:

Schegge i casolari, i borghi e le contrade

E i corpi senza nome già chiusi nella notte.

Ora tutto tace in questa terra di silenzi,

Ove è già più dolce il suono della valle,

Quando col vento sale a tenerci compagnia.

E sembra irreale il tempo che scrivemmo

Col sangue sulle pietre, dove ancora freme

L’urlo dei vent’anni.

Dove sei, sposa mia! Sposa che baciai

Nel sole del mattino, mentre già il treno

Fuggiva alla collina.

Ti lasciai e piansi e piango ancora nel ricordo,

Mentre mi volgo al cielo e tendo le mie mani

Come se fosse tempo ancora di tornare.

Forse già un altro asciugherà i tuoi occhi,

Ti sfiorerà la fronte con morbide carezze.

E mano nella mano andrete nella notte

A rinnovar la vita, lasciando che i silenzi

Adombrino i miei giorni.

 

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