Premio Hombres itinerante XIII edizione, sezione per Fontamara – Prima Classificata

A FONTAMARA

(a Berardo, a Elvira, agli ultimi…)

E scorre come onda lenta di marea la vita a Fontamara,

il suo respiro di neve soffocato

nel cerchio immobile delle montagne

dove sprofonda il silenzio di giorni sempre uguali.

In ripetuti e lenti soffi

si scandisce il tempo nella terra di nessuno

deposta come un’urna sotto una cupola sbiadita di cielo.

Le case buie e tristi s’appoggiano una ad una

a cercare un angolo d’azzurro

e sull’uscio sostano ancora le donne

mentre scorrono fra le dita grani di un rosario senza amen.

Si suda sangue a Fontamara per strappare qualche frutto

dal grembo sterile di una terra ostile

in una via crucis di dolore e morte che non conosce resurrezione.

Solo miseria e lacrime abitano lassù

dove si nasconde la vita ogni notte

dietro l’ombra pallida di una falce di luna.

Sono lunghe le sere d’inverno a Fontamara,

si sta raccolti in silenziosa veglia attorno al fuoco

mentre scorre monotono il filo nel telaio

a intrecciare ancora i giorni allo stesso destino.

E una voce, come eco che rimbalza da remota valle,

ancora narra un’antica storia…

Di Berardo forte e possente come una quercia

con le radici conficcate nella nuda terra,

un pane di pietra e lacrime amare nella bisaccia

e le mani ruvide di fatica dove s’impigliano i sogni

mentre gelida una pioggia di stelle devasta aride zolle.

Di Elvira bella e dolce, il passo leggero sulla soglia del mondo,

un’anima di cielo in un viaggio sacrale

per riannodare le opposte sponde.

E adesso che s’abbassa la sera a Fontamara

anche la morte riposa in un grembo d’azzurro

e li puoi scorgere ancora dietro ombre di silenzio

mentre con cuori di vento rubano il fiato alle stelle.

 

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