Premio Hombres itinerante XIII edizione Sezione Giornalismo a Paola Iotti per l’articolo:

SUCCISO: UN BORGO CHE ARGINA LO SPOPOLAMENTO DELLA MONTAGNA

Gli abitanti di un borgo di montagna nel reggiano contrastano l’abbandono in maniera cooperativa, per recuperare un luogo che amano con un modello unico al mondo.

Succiso è un paesino sperduto nell’Appennino Tosco-Emiliano che negli anni Cinquanta contava mille abitanti e quattromila pecore.

L’ambiente è meraviglioso ma isolato e distante dal capoluogo di provincia, Reggio Emilia, con strade tortuose e strette. Come tutti i centri di montagna si è lentamente spopolato e oggi lo abitano solamente sessantacinque persone che nel periodo estivo salgono a cinquecento.

Nel 1990 chiude la scuola elementare con otto alunni e l’anno successivo l’unico negozio e il bar del paese. Quelli più vicini sono a Ramiseto, a venti chilometri di distanza.

Succiso è ormai destinato a morire.

Nove amici del paese fanno una scommessa: costituire una cooperativa di comunità per ridurre disagi e crisi. Sono tutti volontari, ciascuno con un proprio mestiere.

Nasce la Cooperativa “Valle dei Cavalieri” dal nome dell’area sita nell’Alta Val d’Enza e Val Cedra, ricca di borghi medioevali appartenuti alle Terre Matildiche dei Canossiani.

Di fronte alla perdita economica che comporta la gestione di attività in luoghi con poca utenza, il Presidente Dario Torri ha pensato che la collettività potesse costituire la differenza per trasformare la perdita in guadagno. Coinvolgere le persone per l’interesse comune è stata la carta vincente.

Iniziano col restauro della scuola elementare, ridotta a un rudere, per allestirvi una bottega di alimentari e un bar. Poi proseguono con una sala convegni, un agriturismo con venti posti letto, un ristorante con duecentoventi coperti e una “scuola di montagna” per organizzare camminate e insegnare ai giovani la passione per quest’ambiente.

Oltre a offrire servizi, la Cooperativa produce il pecorino e la ricotta dell’Appennino reggiano grazie all’introduzione di un gregge di pecore allevato allo stato brado.

Infine si è organizzato un pulmino per il servizio scolastico che trasporta anche provviste, medicine e svolge commissioni per gli anziani.

Importante è anche la creazione di un campo in sintetico per attività sportive e di un gruppo per la manutenzione del territorio e la gestione del centro visita del parco dell’Appennino Tosco-Emiliano, nella cui area si trova Succiso.

Per sopravvivere dopo la stagione estiva si sono inventate attività a contatto con la neve e la natura, coinvolgendo gli studenti per far scoprire le bellezze ambientali attraverso camminate guidate con le ciaspole e laboratori naturalistici.

L’ultima scommessa è un piccolo centro benessere con bagno turco e idromassaggio.

Le risposte della collettività, spesso con il supporto degli enti locali, riescono a sopperire alla mancanza di servizi creando percorsi economici virtuosi che producono occupazione all’interno della comunità stessa: da nove soci volontari il numero è aumentato a trentatré, con sette dipendenti fissi di cui due diversamente abili e altri stagionali.

Analogamente importanti sono gli effetti positivi che si ripercuotono sulla qualità della vita dei cittadini: trovare soluzioni efficaci a problemi comuni rafforza i legami e, in caso di necessità, l’intero paese si mobilita.

Il medico viene una volta la settimana e il presidente della cooperativa, grazie alla pratica con il soccorso alpino, si trova a fare iniezioni e a provare la pressione.

Ognuno si adatta a compiere diversi mestieri: chi è autista dello scuolabus al mattino, al ritorno porta le medicine dalla farmacia e alla sera fa il pizzaiolo al ristorante.

Il pastore rumeno è anche casaro: la moglie serve ai tavoli del ristorante e al mattino lavora al negozio di alimentari. Il loro figlio di pochi anni ha sbloccato il tasso di natalità del paese.

Tra i compiti della Cooperativa c’è quello di tenere puliti prati e sentieri, tutelando l’ambiente ed evitando frane disastrose, molto frequenti nella zona.

Le idee non mancano: c’è l’intenzione di creare un emporio in cui effettuare ogni servizio e dotarlo di macchinette per i bollettini postali.

Il progetto di cittadinanza attiva ha saputo rivitalizzare anche l’area limitrofa a Succiso, attirando interesse e curiosità.

Questo minuscolo borgo è oggetto di visite da parte di delegazioni provenienti da tutto il mondo. Arrivano dal Giappone, dalla Corea, dalla Birmania, dagli Stati Uniti, dal Canada, dallo Swaziland per carpire i segreti della prima cooperativa di comunità nata in Italia, pervasi dalla volontà di esportarla all’estero.

In Giappone è uscito un libro di Naonori Tsuda, docente di economia all’università St. Andrews di Osaka, sulla cooperazione nell’Appennino reggiano dal titolo “Cooperative economy in sociale change, a solidarity system”: più volte si è recato a Succiso con l’assistente per studiare sul campo il fenomeno.

Non credo ci sia nessun segreto da scoprire: semplicemente ci sono persone che hanno cercato di recuperare un luogo che amavano e hanno capito che potevano farlo solo assieme.

Uomini e donne la cui azione è stata attivata dal più potente dei combustibili, la passione, di cui hanno amplificato la portata unendo la singola volontà a quella del gruppo. Intrecciare l’amore di più individui ne potenzia l’azione e permette di raggiungere obiettivi impensabili.

E’ quello che ha affermato Giovanni Oreste Torri, vice-presidente della Cooperativa: «La nostra esperienza può essere d’esempio ma il modello di Succiso non è esportabile, così com’è, da un’altra parte perché ogni luogo è unico. Per valorizzare un territorio bisogna conoscere bene, e soprattutto amare, le sue particolarità».

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